Questa mattina, nelle prime ore dell’alba del nuovo anno, le 14 icone dell’artista Dom Barra – parte dell’installazione Corpo, Divino– si sono simbolicamente “liberate” dagli spazi espositivi della galleria AnnoZero2.0, per disperdersi nei luoghi sacri e popolari di Forio, trovando dimora nelle cappelle votive della zona di San Francesco di Paola.
Si tratta di un gesto radicale e poetico: l’opera si smaterializza come evento, si disintegra come oggetto da contemplare in uno spazio canonico e si ricompone nel tessuto urbano, nel culto quotidiano, nello sguardo distratto o devoto del passante.
L’arte si libera dal sistema dell’arte, e con essa si libera anche il suo “corpo”, tornando alla gente, ai vicoli, alla preghiera, all’ombra del sacro.
Il titolo Corpo, Divino trova qui compimento: il corpo diventa icona, ma non più prigioniera di un’interpretazione unica.
Ogni icona numerata porta una tensione tra spirituale e terreno, tra installazione e rito, tra memoria e dissacrazione.
Barra compie un atto di rottura: de-istituzionalizza il culto e l’arte, costringendoci a ridefinirne la funzione.
In un tempo che ha paura del corpo e lo censura, Corpo, Divino si frammenta per continuare a vivere, moltiplicandosi nel silenzio delle edicole, tra fede e provocazione.
Un’arte che cammina per le strade, come chi non ha casa, ma cerca verità.





