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Attualitàeconomia

Breve guida alla crisi Ucraina a cura di Giulio Garsia Financial Advisor Parte I

Giulio Garsia

La Russia, contrariamente alla maggior parte delle analisi ,che immaginavano che tutto potesse concludersi come nel 2014: annessione di una piccola porzione di territorio, ha invaso l’intero territorio ucraino.

Per chi ha poco tempo: Putin, in buona misura a sorpresa, ha invaso l’intera Ucraina basandosi su una propria lettura della Storia che non considera altro che una svista la creazione di uno Stato indipendente di oltre 40 milioni di abitanti nel 1991. La comunità occidentale ha dichiarato espressamente di non avere in mente un intervento militare (Kiev non appartiene
alla NATO
per quanto, volendo, esiste il memorandum di Budapest del 1994 con cui USA e UK garantivano
l’integrità territoriale dell’Ucraina che, in cambio, cedette a Mosca la parte di arsenale nucleare che il Cremlino aveva sul suo territorio) sta, però reagendo con sanzioni mai viste prima che hanno fatto crollare il rublo e chiudere la Borsa di Mosca. L’energia, con l’eccezione del blocco del North Stream2, è stata lasciata fuori per non mettere a rischio l’approvvigionamento di molti Stati europei.

La Russia ha visto, comunque aumentare le proprie entrate come si può capire da un banale calcolo fatto considerando il calo dei volumi esportati (ha fatto passare nei gasdotti circa il 20% in meno del gas) e l’andamento dei prezzi ( cresciuti di 4 o 5 volte).

Le cause dell’aumento del prezzo del gas sono contingenti (scarso apporto dell’eolico) e strutturali ( meccanismo di formazione del prezzo che da qualche anno passa in parte dalla Borsa di Amsterdam e calo degli investimenti in ricerca e sviluppo).

Le soluzioni per far fronte alla mancanza di gas russo (in primo luogo gas liquefatto proveniente principalmente dagli USA). Il rischio di stagflazione: secondo qualche economista le materie prime continueranno ad aumentare portando inflazione e costringendo le autorità monetarie ad aumentare i tassi in un momento in cui l’economia avrebbe ancora bisogno di aiuti.

Altri, forse con un eccessivo ottimismo nell’immediato, ricordano che le Borse hanno sempre superato momenti di crisi e parlano già di opportunità di acquisto.

La posizione cinese:
Mosca è il primo partner commerciale di Kiev , ma nel medio lungo periodo spera di consolidare un’alleanza
con la Russia che, visto il suo peso economico: ha un PIL equivalente a quello spagnolo ed una crisi demografica in atto, sarebbe un partner assolutamente non alla pari.

Nelle ultime ore ha mostrato preoccupazioni per la stabilità mondiale su cui conta per la propria crescita.

La guerra cibernetica. L’esclave russa di Kaliningrad..

Giulio Garsia

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Arteeconomia

Come e perchè assicurare “il sistema Arte” a cura di Giulio Garsia, Founder www.prosperitas.info.

Giulio Garsia

Opere d’arte e polizze assicurative: ecco come funzionano

Il mondo dell’arte è un settore particolare. Il valore delle opere e degli oggetti d’arte è in genere piuttosto elevato.

Partiamo con il dire che le principali compagnie assicurative hanno polizze pensate appositamente per le collezioni d’arte, in grado di tutelarle da rischi.

Non serve possedere opere milionarie nel proprio salotto, ma sono comunque molte le persone che conservano pezzi d’arte dal valore importante per le quali una comune assicurazione casa spesso non è sufficiente.

Per questo motivo esistono polizze assicurative dedicate. in qualche caso si può anche ricorrere ad una comune polizza contro il furto ma bisogna ricordarsi di controllare la capienza accordata ai quadri.

In genere il massimale della polizza ha poi dei limiti interni relativi alle diverse tipologie di beni.

Questo particolare settore assicurativo non si limita a prendere in considerazione chi lavora all’interno di musei e gallerie d’arte, ma si espande gli organizzatori di eventi, ai restauratori e i collezionisti che dovrebbero tutelare se stessi e le opere con cui entrano in contatto.

Un’opera d’arte può essere persa durante uno spostamento o potrebbe subire dei danni da parte di terzi o perché no, anche per nostra stessa colpa.

Una delle soluzioni migliori nel settore delle assicurazioni per opere e oggetti d’arte sono senza dubbio le all risk, che tutelano da ogni tipo di evenienza e situazione che possono arrecare danno a beni .

Quindi quando parliamo di opere d’arte l’assicurazione funziona in modo simile alle altre polizze, vengono stabiliti franchigie e massimali, basandosi sul valore dell’opera (o delle opere) in oggetto.
Di norma a stabilire il valore del bene dovrebbe essere un esperto storico dell’arte basandosi su documentazioni e ricerche di mercato..

Solitamente queste formule garantiscono una copertura a 360 gradi da tutti i rischi,

Quindi quando parliamo di opere d’arte l’assicurazione funziona in modo simile alle altre polizze, vengono stabiliti franchigie e massimali, basandosi sul valore dell’opera (o delle opere) in oggetto.

Quando si effettua una mostra esiste la possibilità di stipulare le cosiddette chiodo a chiodo che prevedono di proteggere le opere da quando partono dalla loro dimora abituale a quando vi ritornano,. in alternativa il viaggio può essere tralasciato e si assicurano le opere solo durante la loro esposizione.

Va anche ricordato che una polizza assicurativa per un’esposizione non prevede che le opere siano in vendita.

Una galleria dovrà usare un contratto diverso.

Di norma a stabilire il valore del bene dovrebbe essere un esperto storico dell’arte basandosi su documentazioni e ricerche di mercato.

Ovviamente possono sottoscrivere una polizza per le opere d’arte sia soggetti privati che enti pubblici, fondazioni, gallerie, commercianti o musei.

Un consiglio: come per tutte le altre assicurazioni è buona norma richiedere diversi preventivi per stabilire in modo semplice quale sia la migliore offerta per le proprie necessità.

E ricordate che ,maggiori saranno le tutele derivanti da sistemi di sicurezza e minore sarà il costo da sostenere. In caso di furto ci saranno verifiche circa la messa in opera dei meccanismi di protezione

Potrebbero esser presenti clausole che non proteggano da un furto con destrezza.

Effettuato cioè bypassando i sistemi di sicurezza previsti.

Dimenticavo : al fine di tutelare davvero la propria collezione, è fondamentale avere sempre tutta la documentazione aggiornata delle proprie opere, immancabile il certificato di autenticità, ma anche quelli legati alla provenienza e i passaggi di proprietà.

Giulio Garsia

www.prosperitas.info

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Attualitàeconomia

ORO; a cura di Giulio Garsia Private Banker Founder www.prosperitas.info

Giulio Garsia

Da sempre è il metallo associato al benessere, bene rifugio, ambito , temuto , ma qual è la reale situazione che stiamo vivendo :

Lo abbiamo chiesto a Giulio Garsia  Private Banker Founder www.prosperitas.info

Da 6.000 anni, da quando ne è iniziata l’estrazione, l’umanità ha fiducia nell’oro. Al mondo ne esistono 201.000 tonnellate (above ground)  e ne vengono estratte mediamente 3.000 ogni anno,  quasi due terzi delle miniere sono in superfice. 

Ne sono state già individuate circa 56.000  ancora da scavare.

I primi 5 produttori sono Cina, Russia, Australia, USA e Canada altre miniere sono in Africa ed in America Latina.

L’offerta è costituita dalle miniere per il 72% e per il 28% dal riciclo.

La domanda annuale proviene per poco più del 50% dalla gioielleria, con Cina ed India che fanno la parte del leone (nel 1990 rappresentavano un quarto della domanda ora sono al 50%), per circa un terzo da lingotti e monete (in particolare dalle banche centrali dei paesi emergenti e dal mercato degli ETF) e poi dall’industria che usa il metallo giallo per la tecnologia e per la medicina.

Circa un terzo dell’oro in superfice, 70.000 tonnellate, è sotto forma di lingotti e monete di cui 30.000 costituiscono il cosiddetto oro ufficiale quello, cioè, detenuto dalle banche centrali e dai governi.

Per avere un termine di paragone si pensi che di acciaio se ne producono 140 milioni di tonnellate ogni mese.

La sua caratteristica più importante, oltre quella di essere utilizzato per i gioielli e, più di recente nell’industria, è quella di riserva di valore.

Le prime monete conosciute furono coniate in Lidia (Turchia) nel 550 a.C. ed erano di una lega di oro e argento, sono state usate come mezzo di pagamento fino all’introduzione della carta moneta, poi abbiamo avuto il Gold Standard e l’accordo di Bretton Woods prima di arrivare alla realtà attuale.

Il passaggio dall’oro alla carta è legato anche al fatto che improvvise variazioni nella disponibilità del metallo giallo determinavano inflazione o deflazione. 

Quando, ad esempio, arrivò l’oro delle Americhe portato da Spagna e Portogallo ci furono fenomeni inflattivi.

Altro elemento che ha portato alla graduale sostituzione delle monete, nel 1861 in Italia le banconote erano circa il 10% della circolazione monetaria, è stato la consapevolezza che all’aumentare degli scambi dovesse aumentare anche la circolazione monetaria per non causare deflazione (quel fenomeno per cui i prezzi diminuiscono che è più insidioso dell’inflazione).

Al Gold Standard si arrivò, nella seconda metà dell’800, senza un vero accordo ma per una sorta di plagio tra le varie nazioni.

C’è stata anche una fase in cui  pure l’argento ha concorso ad essere una riserva di valore fino a quando il progresso tecnologico ne accelerò la produzione facendogli perdere valore e dando così il via al Gold Standard. In quel regime ogni valuta aveva una quotazione rispetto all’oro e la carta moneta poteva essere convertita su richiesta.

Ad un certo punto quest’ultima caratteristica divenne insostenibile e, poco a poco, le diverse banche centrali si sciolsero da tale impegno. Italia, Svizzera, Francia, Polonia e Paesi Bassi, il cosiddetto blocco dell’oro, furono le ultime nazioni ad abbandonare la parità a costo di un discreto calo delle riserve auree nazionali.

Su quelle di via Nazionale torniamo più avanti. Il nuovo sistema monetario nasce, questa volta con un accordo formale, a Bretton Woods, una località vicina a Boston, nel 1944.

L’accordo limitava soltanto al dollaro l’obbligo della convertibilità in oro mentre le altre valute, a quel punto circolanti solo come banconote, erano tenute ad un cambio fisso col biglietto verde.

Un dollaro valeva 625 lire. Un’oncia di oro (poco più di 30 grammi) valeva 35 dollari. 

Poi nel 1968 iniziò a crescere quando la banca centrale americana, che si era impegnata a vendere oro a 35 dollari a chiunque, non ce la fece più a mantenere la promessa.

Nel 1971 cessò la convertibilità ed il valore dell’oro, da quel momento, viene fissato dall’incontro tra domanda ed offerta che avviene, principalmente, a Londra.

Oggi il prezzo è oltre 50 volte quello del 1970. L’oro della Banca d’Italia, considerato un identico ammontare, è passato da un valore di 11 miliardi di Euro ad uno intorno ai 120.

Al momento, e dal 1998 anno in cui ha ceduto 141 tonnellate di metallo giallo alla BCE, la nostra banca centrale ne ha circa 2450.

Solo 4 sotto forma di monete per il resto sono lingotti. Si tratta della quarta riserva al mondo dopo quella della FED, della Bundesbank e del FMI.

Fisicamente non tutto si trova a Roma: poco più del 40% è a New York, due quote, ognuna di circa il 6%, sono in Inghilterra ed in Svizzera.

Le ragioni della suddivisione derivano principalmente dai luoghi in cui è stato acquistato: spostare tali quantità è difficile e costoso.

Nel caveau della Riserva Federale di New York è detenuto l’oro di molte nazioni compreso il 37% di quello tedesco.

Fino a pochi anni fa quasi tutto l’oro tedesco era all’estero perché, quando esisteva ancora la Germania orientale, si riteneva pericoloso tenerlo vicino al nemico. Persino quando, nel 1974, abbiamo dovuto dare dell’oro in pegno alla Germania a garanzia di un prestito il metallo fisicamente non si è spostato da Roma a riprova delle difficoltà logistiche.

Le banche centrali non possono vendere l’oro contenuto nei loro forzieri se non in minima parte e annunciandolo al sistema con largo anticipo.

Nel 1999 il governo inglese decise di cedere una parte delle riserve auree facendo precipitare il prezzo. In quello stesso anno fu raggiunto un accordo, già rinnovato 4 volte, per evitare episodi simili.

Il significato di avere riserve auree per uno Stato, oltre che essere legato ad oggettive difficoltà di venderlo, è quello di mantenere la fiducia dei mercati; un residuo, se si vuole, di quando le banconote erano convertibili ed un oggettivo strumento di garanzia se si dovessero ripetere situazioni come quella in cui si è trovata l’Italia nel 1974 dopo la prima crisi petrolifera.

Per quanto ovvio vale la pena ricordare che il nostro debito pubblico è di circa 2.600 miliardi, ben poco potrebbe fare la vendita dell’oro della banca centrale! Come sappiamo oltre all’oro esistono altri metalli preziosi, quelli più oggetto d’investimento sono l’argento ed il platino.

Di quest’ultimo ne vengono estratte 250 tonnellate all’anno di cui 27 in Russia ed il resto in Sud Africa. Viene usato in medicina per i pacemaker e nell’industria aeronautica per la sua resistenza alle alte temperature.

In gioielleria solitamente si usa l’oro a 18 carati ossia puro al 75% e fuso con altri metalli (in genere argento e bronzo); quello da tesaurizzazione è a 24 carati ossia puro al 100%. Il valore dell’oro aumenta in momenti di incertezza economica, data la sua caratteristica di bene rifugio, ed è correlato inversamente all’andamento dei tassi di interesse.

Se questi aumentano, ovviamente in condizioni di economia stabile, il metallo giallo cala perché non è remunerato ed ha dei costi di deposito.  Sale anche quando scende il dollaro perché chi non ha usa il biglietto verde come valuta base trova più conveniente acquistarlo.

Anche in condizioni di economia florida può salire spinto dagli acquisti di gioielli, di tecnologia e dalla voglia di risparmio che qualcuno indirizza verso l’oro.

Sulle dinamiche della sua quotazione torneremo più avanti commentando gli scenari proposti dal World Gold Council, un’ associazione tra i principali produttori di oro, possiamo, comunque anticipare che trae beneficio dall’essere sia un bene di consumo sia un bene rifugio.

In molti fanno un parallelo tra l’oro ed il bitcoin, la più nota tra le numerose criptovalute esistenti, con riferimento alla fiducia di cui hanno bisogno per “esistere”.

Chi , come dire, crede più nell’oro ricorda che  è in circolazione da millenni mentre il bitcoin deve ancora essere messo alla prova.

Più in dettaglio si fa presente che l’oro, come abbiamo già ricordato, ha una doppia natura : è anche un bene di consumo e non soltanto un investimento. La quantità di metallo giallo esistente è limitata come abbiamo visto all’inizio.

A questa osservazione qualcuno risponde dicendo che anche il bitcoin è limitato dall’algoritmo del suo fondatore, un personaggio giapponese il cui nome, per quanto se ne sa, potrebbe essere falso, in 21 milioni di unita da creare, in linea di massima, entro il 2040.

Altri fanno notare che la cosa potrebbe essere rimessa in discussione e comunque il bitcoin è solo una delle migliaia di criptovalute esistenti ( l’elenco è disponibile su CoinMarketCap.com). Si fa poi notare che l’estrazione del bitcoin, il cosiddetto mining che consiste nello scatenare una grossa capacità di calcolo da parte di numerosi computer, è concentrata in poche mani.

Ancora più concentrata risulta la proprietà dei bitcoin : il 2% dei  possessori ne detiene il 95% del totale. Infine si punta l’attenzione sul fatto che le criptovalute non hanno una correlazione negativa con i mercati azionari : non hanno il potere di diversificare e proteggere un portafoglio ed hanno una volatilità maggiore rispetto all’oro.

Nel mese di agosto l’oro è arrivato ad un massimo storico superando i 2.000 dollari , attualmente è intorno a 1.800 dollari l’oncia. Il WGC  presenta cinque scenari per ognuno dei quali immagina un possibile andamento delle quotazioni ripresa graduale, ripresa ritardata, crisi finanziaria, rapida uscita da crisi sanitaria ed economica, riaccendersi della pandemia. In tutti gli scenari, che dobbiamo sempre ricordare sono fatti per essere cambiati e a volte, come in questo caso, possano essere elaborati con un qualche conflitto di interessi, l’oro è visto in crescita nel 2021.

Sono disponibili su www.gold.org per visionarli basta registrarsi al sito. In estrema sintesi l’oro viene considerato adatto a contrastare l’inflazione, qualcuno sostiene che sia da considerare, magari insieme al bitcoin, un anticipatore della crescita dell’inflazione ( sui libri di testo si trova scritto  che questa funzione è affidata al tasso di remunerazione a lungo termine richiesto dai titoli di Stato, ma le operazioni di acquisto delle banche centrali, il QE, hanno ormai  bloccato questo meccanismo) .

Trova modo di incrementare le proprie quotazioni anche quando l’economia cresce in virtù degli acquisti in gioielli. In caso di crisi diventa un bene rifugio insieme ai titoli decennali statunitensi.

Giulio Garsia

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Botta e risposta con Giulio Calvi, per gli amici Giulio “Sold out”!

www.giuliocalvi.com

Un ruolo fondamentale per chi vuole vivere la giusta atmosfera o organizzare la serata perfetta è quello del Pr, ma nel senso più ampio del termine:

Il Pr oggi è fondamentale, perché non solo conosce i locali giusti, ma soprattutto cosa cerca il cliente.

Milano per Giulio Calvi è da sempre fonte di ispirazione.

Un PR che si rispetti non può non essere stato per anni un assiduo cliente di club, discoteche, i migliori ristoranti perché solo così si può comprendere cosa manca, e come risolvere i problemi e proprio da qui nasce la decisione di diventare protagonista nell’organizzare la giusta experience per tutti coloro che si affidano a lui per trovare il giusto cocktail tra divertimento, ottimo cibo e musica spettacolare.

Inutile dire che la sua più grande passione è l’organizzazione degli eventi per questo ha fondato Sciobiz.

Maniaco della perfezione, consapevole che non esista, ogni volta che organizza una serata ci arriva sempre vicinissimo.

Da quando ha deciso di occuparsi in prima persona del divertimento dei suoi amici e clienti  ha  costruito incredibili connection  con locali, clienti, personale , regola fondamentale per  poter garantire sempre il massimo a chiunque si affidi a “Giulio Sold Out”

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Giulio Calvi, il tempo di un caffè per conoscerlo meglio.

Quando hai iniziato a seguire i locali?

Da 12 anni

Quali sono le caratteristiche fondamentali per un locale di successo?

L’accoglienza lo staff  e la location e il tipo di clientela e non ultimo, un’ottima proposta musicale.

Com’è cambiato il mondo dei locali negli ultimi 10 anni?

 In maniera totale c’è più attenzione ai particolari 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Io sorrido sempre 

Qual è la città più difficile per il tuo lavoro?

Nessuna se sai lavorare bene.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon pr?

Per aver successo in questo lavoro devi essere stato prima cliente di locali/ristoranti questo ti permette di dialogare molto meglio con la clientela sai come soddisfare le loro esigenze 

Che rapporto hai con i titolari dei locali che segui?

Ottimo anche perché io lavoro in strutture di alto livello come il TWIGA di Forte , ARMANI Privè , Emporio Armani Restaurant, PARIOLI Milano

Che rapporto hai con i clienti ?

Ottimo mi piace che siano tutti contenti e sono molto attento alle loro esigenze 

Pregi e difetti del mondo dei locali?

Dipende da che tipo di locale tutti hanno i loro difetti ma nei posti dove collaboro sono più i pregi 

Quanto conta la comunicazione nel tuo lavoro?

Fondamentale devi interagire sempre 

Che rapporto hai con i social?

Buono anche se il rapporto umano è fondamentale 

Grazie per la tua disponibilità, e spero di non doverti sentir dire quando ti chiameremo, mi dispiace :“SOLD OUT”.

www.giuliocalvi.com

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Attualitàeconomia

Conosciamo meglio Giulio Garsia, Private Banker.

prosperitas.info

Quando parliamo di Private Banker , sono ancora molte le persone che guardano con curiosità e sospetto questo professionista, che, oltre ad essere un consulente personale in ambito economico/finanziario, è anche e soprattutto un assistente nella scelta delle migliori soluzioni finalizzate alla valorizzazione del patrimonio del cliente,

Abbiamo deciso di intervistare Giulio Garsia, cercando dalle sue risposte di poter meglio spiegare cosa si cela dietro ad un “PRIVATE BANKER “ di successo.

Che formazione hai avuto?
Finito il liceo mi sono iscritto alla facoltà di Economia della L.U.I.S.S. a Roma dove mi sono laureato con lode alla fine degli anni 80 .

Dopo sono entrato in banca dove sono stato prima un analista finanziario: visitavo regolarmente le società quotate a Milano per scrivere report destinati ai gestori di portafogli azionari e poi sono diventato uno di loro.
Dopo qualche anno passato in “prima linea”, in contatto quotidiano con i principali broker internazionali, ho cambiato ruolo e sono diventato un consulente.

Ora il mio contatto quotidiano è con i clienti cui devo spiegare cosa succede sui mercati, quali prodotti scegliere in base alle loro esigenze e come non rimanere vittime delle loro emozioni di fronte alle oscillazioni dei mercati.

Cos’è un private banker?

Il ruolo di un private banker, oltre a quanto appena detto, è proteggere il patrimonio dei propri clienti coordinandosi con gli altri professionisti che lo seguono per tutta la vita o soltanto in alcuni particolari momenti. Deve cercare di trasferire le proprie competenze ai suoi clienti senza timore di essere escluso perché tanto sarà sempre lui che dovrà dedicare il tempo necessario.

Un buon consulente si accerterà che il proprio cliente abbia tutte le coperture assicurative di cui ha bisogno, che non faccia errori nel trasmettere il proprio patrimonio alle generazioni successive, che sappia distinguere i vari prodotti finanziari sapendo come usarli ( ci sono regole banali che spesso non vengono spiegate col risultato che un investimento è abbandonato a se stesso ).

Un ruolo che può essere ricoperto da posizioni differenti come funzionario di banca o come consulente finanziario.

Il secondo è un professionista, iscritto ad un albo e sottoposto ad un’attività di vigilanza, che, pur avendo un rapporto di collaborazione con una banca, agisce come un imprenditore che deve sempre rispondere ai propri clienti all’interno di una relazione che non è destinata ad essere interrotta da trasferimenti ad altro incarico o in altra sede.

Quella del consulente è una professione relativamente nuova in Italia. Spesso il cliente non sa cosa aspettarsi , non sa che può andare molto oltre quello che trova in uno sportello bancario.

Non sa che può farsi affiancare da qualcuno che cercherà di seguire lui e la sua famiglia nel corso degli anni.

Cosa si aspetta il cliente dalla tua consulenza?
Questa è forse la domanda più difficile.

Per rispondere un consulente è costretto a chiedersi se seleziona i propri clienti in base a qualche parametro oggettivo o, peggio, soggettivo. Il cliente tipo, alla fine, è quello di cui riesci a conquistare la fiducia .

Quello che si autodefinisce strano nel momento in cui rifiuta di controllare quello che gli dici mentre tu insisti perché lo faccia !
Un processo che può essere più o meno lungo.

A volte passa da incomprensioni, da momenti in cui ti chiedi perché non sei ancora riuscito ad ottenere la disponibilità ad un confronto.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Sono molti gli episodi che ricordo con piacere legati principalmente alla nascita o al consolidamento di un rapporto di fiducia con i miei clienti.

C’è stato un importante imprenditore che dopo aver pazientemente ascoltato le mie proposte mi ha confessato di cercare soltanto il modo per vivere un’emozione. Un altro che mi ha raccontato come mi abbia scelto perché al primo incontro mi sono presentato senza niente, nessun grafico, nessun depliant, nessun contratto nella valigetta, se non la voglia di ascoltarlo. In pratica l’ho conquistato violando quasi tutte le regole del manuale del perfetto consulente.

Spesso capita che qualcuno finalmente si convinca a fare un controllo con la propria banca ponendo alcune domande in base ai miei suggerimenti ed inizi a raccontarmi cose di cui all’inizio preferiva non parlare.

Può capitare di scoprire che un affermato chirurgo ignori la differenza tra un’azione ed un’obbligazione realizzando così quanto ci sia bisogno di diffondere elementi base di educazione finanziaria.

Se poi vogliamo andare indietro nel tempo ricordo le visite ad alcuni stabilimenti industriali fatti quando ero un’analista finanziario, i report che scrivevo e le cose che riferivo oralmente ( potevano esserci delle differenze… , anzi c’erano quasi sempre ! ).

Sei sempre stato promotore di eventi legati all’arte, consiglieresti ai tuoi clienti di esplorare questo mondo come investimento?

L’arte può senz’altro far parte di un progetto di diversificazione che non deve limitarsi ai diversi settori geografici e/o merceologici dei mercati finanziari .

Naturalmente deve essere avvicinata nella consapevolezza che i tempi di un eventuale disinvestimento possono essere più vicini a quelli del mercato immobiliare che non a quelli dei mercati finanziari.

Investire in un opera d’arte può essere semplicemente un desiderio ed il ruolo del consulente diventa, come dire, accessorio come quando il cliente decide di comprare una macchina nuova o di fare un viaggio : assicurarsi che possa permetterselo ed eventualmente fornirgli dei contatti perché possa orientarsi !

Prosperitas, il sito che uso per presentarmi, ha sempre cercato di affiancarsi al mondo dell’arte: le newsletter che iniziano con un quadro famoso e le conferenze sponsorizzate ne sono una testimonianza.

La collaborazione con un affermato team di esperti rappresenta un inevitabile passo avanti .

Chi vuole avrà la possibilità di iniziare un percorso nel mondo dell’arte con un piccolo investimento mediante una guida per capire prima di tutto quali sono le dinamiche delle quotazioni e solo successivamente si procederà alla scelta dell’artista o dell’opera sulla quale investire.

Qualora abbia già maturato delle esperienze potrà avere un’occasione per un confronto e/o per una valutazione di opere già acquisite magari per via ereditaria.

Non vendiamo nulla, consigliamo, spieghiamo e lasciamo, come sempre , la decisione finale al cliente.

Grazie per l’esaustiva intervista e la spontaneità delle risposte .

www.prosperitas.info

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IntervisteModaspettacolo

Anton Giulio Grande: la Moda come stile di vita.

anton giulio Grande

Incontro con Anton Giulio Grande, uno tra gli stilisti riconosciuto nel Mondo come ambasciatore dello stile Italiano e dell’alta Moda

Abbiamo fatto 10 domande allo Stilista e all’uomo, Anton Giulio Grande, per meglio conoscere i suoi quando,, dove e perchè..

Il tuo primo incontro con la moda?

1) Conservo dei ricordi molto fervidi e vivi fin dai primi anni della mia infanzia , provenendo da una famiglia matriarcale sono nato osservando abiti di mia madre , donna bella ed elegante e attenta meticolosamente a trasmetterci valori quali educazione e soprattutto bon ton e buone maniere , mentre da parte della famiglia di mio padre conservo un ricordo meraviglioso di mia nonna paterna china sul suo telaio, intenta nella sua arte di ricamo macrame ‘ completamente realizzato a mano attraverso tecniche inspiegabili, creava delle rose contenute dentro losanghe perfettamente assemblate tra loro che divenivano miracolosamente splendide coperte che terminavano con frangie annodate a mano , destinate al corredo di giovani spose .

Il tuo primo abito ?

2) I miei primi veri bozzetti di moda risalgono alle scuole medie , già allora segretamente acquistavo le riviste che riuscivo a trovare nelle edicole della provincia in cui vivevo e sognavo attraverso le cover e i reportage delle sfilate che ammiravo su quelle pagine patinate . Disegnavo moltissimo e l’unico approccio del tempo alla moda era la Tv con gli spettacoli del sabato sera e i settimanali di moda. Già al tempo le amiche mi chiedevano se disegnassi per loro abiti per i loro compleanni ecc … ne realizzai davvero tanti già a quell’età .

Quando hai capito che la moda sarebbe stata la tua vita?

3 ) Sono stati d’animo inspiegabili concretamente, sono delle vere e proprie tendenze che ti spingono da sole verso quel percorso che intraprendi rinunciando a tutto . È una passione che mi porto sempre dentro , fin dai miei primi anni di infanzia per il disegno in generale e in eta’ adolescenziale mirato verso il mondo della moda femminile . 

Per fare moda bisogna aver studiato?

4) Lo studio serve moltissimo , attualmente la creatività da sola non basta . La moda è un continuo evolversi e pertanto bisogna adeguarsi a ciò che il mondo che ti circonda richiede , anche se la conoscenza e lo studio del passato in qualunque settore o campo sono necessari per la comprensione e il miglioramento in primis di se se stessi , degli altri e della società . Conoscere e studiare oltre a renderci migliori direi che sono propedeutici e necessari, in quanto senza conoscere e studiare il passato non potrà esserci ne presente ne futuro e una società deve essere basata principalmente sulla sanità e sull’istruzione , un popolo che non è sano ne colto ne istruito è destinato al fallimento .

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

5) La maggior parte dei ricordi che ho del mio lavoro che poi è il mio mondo, la mia vita sono legati al sorriso. Sono una persona che ama e crede in ciò che fa e realizza indipendentemente dai  momenti storici che attraversiamo e pertanto amo ricordare solo quello di cui ho voglia e che susciti in me piacere e felicità nel ricordo . 

Vesti molte star, che rapporti si crea tra te e chi scegli di seguire?

6) Con la maggior parte di loro si è creato un vero e proprio rapporto di amicizia e stima reciproca, ogni rapporto è diverso l’uno dall’altro ma la cosa che accomuna è il desiderio di essere belle , di renderle belle ed essere  valorizzate con il mio abito. A volte sono stato io a scegliere un personaggio piuttosto che un altro per sfilate , eventi ecc.. molto spesso loro a scegliere me perché attraverso i miei abiti volevano comunicare glamour , sensualità , eleganza e soprattutto sicurezza di possedere un capo di alta moda unico e senza alcuna ripetizione .

Passando molto tempo insieme nel cercare la soluzione giusta , nel provare abiti e accessori si istaura un rappprto confidenziale ,di complicità che va oltre il lavoro fine a se stesso e si trasforma in vera amicizia, molte di loro sono diventate parte della mia vita e sfera personale oltre ad aver segnato il mio percorso lavorativo . Sono molto legato a tantissime splendide donne dello spettacolo che ho accompagnato , vestendole in momenti importanti della loro vita e carriera e le stesse hanno accompagnato anche me .

Se potessi parlare con un’icona del passato della moda, con ti piacerebbe parlare e di cosa?

7) Con un’icona della moda sicuramente.. con Madame  Gabrielle Chanel detta Coco’… una vera e propria antesignana , rivoluzionaria e progressista non solo nella moda ma anche del sociale per quell’epoca . Non fu facile per lei imporsi e imporre le sue idee rivoluzionarie e moderne in quei tempi in cui le donne oltre a non lavorare indossavano ancora sottogonne , crinoline e bustier scomodi e steccati . La sua fu una vita dedicata alla moda e all’amore spesso non ricambiato e incompreso . Una donna dalla fortissima personalità e trasgressiva creatività , che seppe creare e anticipare le mode ascoltando e prevedendo le esigenze delle donne abbattendo luoghi comuni e noiosamente desueti , e andando contro  tutto e tutti pregiudizi e stati memtali tradizionalisticamente radicati.

Un esempio di grande modernità e ribellione , una vera icona per le donne libere e non solo libere dagli stereotipi della moda . Chanel per me non è solo un’icona di moda , ma un esempio di donna e stile che seppe anticipare non solo tendenza ma status sociali e cambio di mentalità . Attualmente secondo me si conosce molto poco Il lavoro immenso di questa donna e la sua vita privata , spesso associandola al lusso di qualche borsa e tailleur di boucle’, banalizzata irrimediabilmente da una società attualmente ignorante . Mi piacerebbe dialogare con lei sulla sua idea di sdoganamento della moda del ruolo delle donne , sarebbe una vera e propria lezione di stile in un periodo come quello attuale di cui si sente fortemente la mancanza sia di stile che di vero senso estetico e della libertà spesso e volentieri scambiato per altro.

Cos’è per te la moda?

8) Una scelta di vita , un percorso che ogni giorno instancabilmente mi emoziona e mi ispira nelle scelte non solo lavorative ma soprattutto personali . È la mia vita, una vita che ho sognato prima, desiderato ,e realizzato poi.. un percorso quotidiano ,ricco di emozioni e stati d’animo tra i più disparati , mai costanti ne noiosi,  è come un viaggio verso mete sconosciute , un’avventura straordinaria dove , nonostante gli anni che incalzano scopro personaggi, interpreti ,  paesaggi , modi di approcciarmi alla vita sempre nuovi , un copione che non si ripete nonostante la matrice ad animare tutto è sempre la medesima : la passione !

Com’è cambiata la moda negli ultimi 10 anni?

9) La moda ,in quanto tale è giusto che cambi anche in modo repentino e spesso senza neanche accorgersi  del suo  mutare  così repentino . Sta cambiando velocemente e il distacco a parer mio non è  più netto e segnato come un tempo dove assistevamo ai fenomeni  cosiddetti decennali rimasti nel nostro vocabolario non solo modaiolo(anni 70, anni 80, anni 90 ecc…)dove le epoche erano segnate da eventi storici , politici , culturali , sociali .  A causa del Covid 19 , secondo me, molte abitudini e tendenze hanno subito un percorso accelerativo, in questo caso è la moda che cambia , si evolve e si adatta agli eventi circostanti . Sono cambiate tantissime cose e non parlo solamente e in modo riduttivo di cambiamenti di look o tendenze ma proprio nel modus operandi di fare acquisti , nascita di nuovi marchi, brand che stanno sempre più soprassediando la figura storica del fashion designer , del couturier tradizionale dettatore di stile , figura carismatica con carica quasi dittatoriale in campo di tendenza . Molte storiche maison hanno rivoluzionato il loro archivio , utilizzando e proponendo prodotti rivolti ad un pubblico sempre più giovane che spesso e volentieri nulla ha a che fare con il background e la storia dello stilista che faceva capo alla maison di riferimento, una sorta di riesumazione solo del nome dello stilista spesso omettendo proprio il nome di battesimo dello stesso stilista e utilizzando solo il cognome così impersonale e trasformando tutto in un brand spesso commerciale adatto ad acquisti e-commerce . La moda sempre più rivolta verso brand commerciali che prende il posto a figure artistiche dei veri creatori di moda , questo in sintesi il vero cambiamento da me avvertito. Insieme a questo si sta perdendo il valore emozionale di provare gli abiti nelle sartorie , nelle boutique , il valore che si dava ad un lavoro realizzato a mano con una figura esperta che ne tesseva lodi e caratteristiche impiegate nella lavorazione e costruzione del capo stesso. C’era più attenzione e più rispetto e soprattutto il momento dell’acquisto è ahimè cambiato … peccato perché era un’esperienza unica e spesso terapeutica!

Perchè oggi non esistono più le top come negli anni 80/90?

Sono cambiate le epoche e le dinamiche , le top 30 anni fa erano notissime anche ai non addetti ai lavori , erano autentiche star come le attrici , spesso venivano utilizzate per gli abiti di punta delle collezioni ma va detto che molto spesso la concentrazione e l’attenzione non era sugli abiti ma su le varie Cindy , Claudia , Helena , Carla , Yasmin , Nadia ecc …

questo fenomeno si è andato affievolendosi gradualmente e il mestiere della modella è diventato qualcosa di molto più accessibile e svariato , nel senso che ci sono diverse tipologie di modelle ( chi adatta per intimo , chi per alta moda , chi per sfilate chi per foto ecc … utilizzando terminologie e appellativi quali: modella fashion , commerciale ecc) . Attualmente il mestiere di una modella dura molto meno rispetto agli anni passati proprio perché c’è esigenza e necessità di cambiamento di stile e i prototipi di bellezza sono molto più svariati e soggettivi rispetto alla bellezza classica degli anni ‘80 e ‘90 e soprattutto il numero delle modelle è molto più alto rispetto a quegli anni dove una modella era top per ogni lavoro . Le agenzie di modelle propongono svariate proposte e di diverse tipologie .. ammattiamo pure che attualmente è molto più semplice e meno elitario fare questo mestiere

Grazie per esserti raccontato a WL-MAGAZINE

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Attualità

GIOSTRA STORICA DI SULMONA XXVI Edizione.

GIOSTRA STORICA DI SULMONA

Torna in una veste rinnovata il tradizionale evento di Sulmona che esce dai confini regionali e assume caratteristiche nazionali e internazionali. 

In programma un libro fotografico sulla Giostra Cavalleresca di Sulmona realizzato da Rogiosi Editore

Apertura calendario sabato 9 luglio con il vernissage della personale “L’assoluta Libertà” di Giordano Floreancig a cura di Alessandro Erra

La Giostra Cavalleresca di Sulmona

 ritorna dopo due anni di fermo con un’edizione in cui la tradizione incontra la contemporaneità e l’evento clou della gara, che avrà luogo il 30 e 31 luglio, preceduta dal corteo in costume guidato dalla Regina, sarà anticipato da un calendario di eventi culturali. La volontà degli organizzatori dell’edizione 2022 è quella di rendere internazionale l’immagine della Giostra Cavalleresca di Sulmona, con il coinvolgimento di partner di prestigio e di diffonderne la storia attraverso la pubblicazione di un volume fotografico e di racconti, affidata alla casa editrice Rogiosi, fondata da Rosario Bianco.  

Alcuni appuntamenti del programma sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa ospitata nell’Aula Consiliare del Comune di Sulmona alla presenza di Cristiano Gerosolimo, Presidente Consiglio Comune di Sulmona, delegato dal Sindaco di Sulmona Gianfranco Di PieroMaurizio Walter Vittorio Antonini,Commissario Reggente Associazione Giostra Storica di Sulmona; Rosario Bianco, Rogiosi Editore; Andrea De Capite, Mastrogiurato Giostra Cavalleresca di Sulmona; Alessandro Erra – Gallerie d’arte ERRA – curatore della mostra “L’assoluta Libertà” e gallerista di Giordano Floreancig; Giorgio Giangiulio, Ambasciatore dello Stile italiano e del Made in Italy, in rappresentanza del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove porte; Domenico Taglieri, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila.

«Questa XXVI della Giostra Cavalleresca di Sulmona è il simbolo della ripesa dopo due anni di stop forzato a causa della pandemia – racconta Cristiano Gerosolimo,

Presidente Consiglio Comune di Sulmona –. La Giostra è un evento culturale molto sentito sul territorio; è simbolo di appartenenza e testimonianza di aggregazione. Tutti i cittadini partecipano a questo grande evento. Lo sentono loro. Quest’anno il grande evento esce fuori dai confini regionali, grazie a partner importanti che ne hanno inteso il grande valore e hanno scelto di essere accanto alla Giostra, diventando anche veicolo di diffusione culturale».

«È un’edizione importante non solo perché è l’edizione della ripresa ma è anche quella in cui alla Giostra Cavalleresca di Sulmona viene davvero conferito il comito di volano turistico – Maurizio Walter Vittorio Antonini –. Il senso di appartenenza dei cittadini e la grande partecipazione ha reso negli anni la Giostra un importante momento di aggregazione, simbolo di appartenenza territoriale e di rispetto della tradizione e della storia. Con tutti i partner che sostengono la storia, abbiamo ora l’opportunità di diventare un’importante meta turistica».

«Sono onorato e orgoglioso di essere qui stamattina e di partecipare a una manifestazione che ha una grande valore storico e un grande potenziale di divulgazione culturale a tutela delle tradizioni – dichiara Rosario Bianco –. Con la mia casa editrice pubblichiamo la rivista l’Espresso napoletano, la cui mission è quella di divulgare la cultura campana. Leggendo nella giostra un grande potere di tutela e diffusione del patrimonio artistico di un territorio, ho accettato con entusiasmo l’idea e la proposta di pubblicare un libro fotografico e di racconti che ne potesse tramandare questa storia e portare avanti un discorso di identità, trasferirlo ai giovani. Con manifestazioni come la Giostra, i giovani recuperano la storia, le tradizioni e i valori. Pubblicheremo il libro che sarà presentato a Napoli, nell’ambito di Napoli Città Libro, che si terrà ad aprile 2023».

«La forza della giostra in questi anni è stata tutta nel grande coinvolgimento della cittadinanza – dichiara Andrea De Capite –. Un evento con un impatto sociale fortissimo, legato al volontariato di cittadini che lavorano tutto l’anno. La giostra non ha problemi di solidità in merito al popolo della giostra. Il livello di conoscenza e riconoscimento è altissimo, anche da un punto di vista tecnico. Ormai la giostra non è seconda a nessuno in Italia. Quello di cui ora la giostra ha bisogno è una rete di professionisti, proprio come quella che la supporta quest’anno: questa è la chiave del futuro; la chiave dell’evoluzione». 

«Floreancig è in mostra a Saint Tropez, Pordenone e Venezia. Ripartire con lo spirito di Giordano è una ripartenza internazionali – racconta Alessandro Erra –. Giordano ha realizzato un Palio inedito rispetto alla sua tecnica materica; però il suo tratto si riconosce nei colori e nelle forme. Il Palio realizzato da lui, un Palio che è un’opera d’arte, ha alzato la posta della competizione. Una delle due Regine in mostra a Sulmona sarà donata al Comune e potrebbe essere un’idea quella di creare un museo in cui possano essere custodite tutte le opere d’arte. L’arte è diffusione e aggregazione».

«La giostra è la città. Sono i quartieri, i sestieri, i borghi e i cittadini. È la città che vive tutto l’anno e poi si estrinseca in una grande manifestazione – racconta Domenico Taglieri –. Questa giostra ha sfilato nel giorno del Columbus Day e Boston, ha già dato il senso di quello che vuole fare. Con la Giostra Europea possiamo realizzare un grande progetto che è un progetto di pace e conoscenza. La giostra deve avere Palazzo Pretorio per fare la mostra degli abiti d’epoca. Sono molto contento della presenza dell’editore Rosario Bianco e la fondazione sarà accanto a Rogiosi Editore e sosterrà la realizzazione di questo volume storico». 

«Quando sono in giro per il mondo non dimentico mai di essere abruzzese – racconta Giorgio Giangiulio, ambasciatore dello stile italiano e del Made in italy nel mondo –. Fare appassionare i turisti alla nostra identità è la strada per farli venire nella nostra terra. Giro promuovendo il Made in Italy nello stile e nelle tradizioni. Invito a interpretare questa giostra come una grande opportunità per la crescita del turismo».

Giorgio Giangiulio ha rappresentato l’Ordine Cavalleresco dei guardiani delle nove porte con una dichiarazione del Gran Maestro Giancarlo Maresca

«Il Cavalleresco Ordine è una piccola, ma solida istituzione che si dedica ad approfondire e praticare i valori tradizionali, la cui gerarchia vede primeggiare dignità e onore. Per questo siamo vicini all’ambiente delle giostre, in cui si conservano sentimenti ed emozioni come l’appartenenza e il coraggio. Ecco, a questo proposito noi pensiamo che il mondo contemporaneo si stia specializzando nell’invenzione di nuove paure, mentre occorrerebbero nuove forme di coraggio. Qui, davanti a quelle più antiche, chi vuole può trovare la giusta ispirazione. Noi, nei giorni di Giostra, assegneremo un trofeo al cavaliere che si sarà distinto per valore, correttezza e portamento».

La Giostra Cavalleresca di Sulmona si rinnova anche nell’immagine e nella veste grafica, con un progetto di comunicazione visiva di grande impatto, ideato e realizzato dalla Beatrice Gigli Communication, a cui sono state affidate anche il management degli eventi, l’ufficio stampa e le media relations, le Relazioni Pubbliche con i brand. Partner: Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’AquilaCiesse, E. Marinella, Rummo, Floid, Icobit, Proraso, Rogiosi Editore, San Pellegrino, Acqua Panna, Zoomarine.

Ad aprire il programma culturale, sabato 9 luglio (vernissage alle 21.00), sarà il vernissage della mostra “L’assoluta libertà” di Giordano Florenacig, artista di fama internazionale che ha realizzato il Palio 2022. L’exhibition è composta da cinque quadri di grandi dimensioni e quattro quadri di piccole dimensioni esposti negli spazi della Cappella SS del Corpo di Cristo, presso il Complesso Santissima Annunziata; e sei quadri di grandi dimensioni e trenta quadri di medio e piccole dimensioni, che il pubblico della Giostra potrà ammirare alla Rotonda San Francesco.

Cittadini e turisti potranno ammirare la mostra, curata da Alessandro Erra, fino all’8 agosto.

Partner della mostra la galleria Erra di Milano. Tra le opere ci saranno due regine, una su sfondo fucsia e una su sfondo blu, olio su tela 100×100 cm. La Regina su sfondo fucsia sarà donata dall’artista e dalla galleria al Comune di Sulmona. La mostra potrà essere visitata in entrambi i luoghi tutti i giorni, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.00. 

Domenica 17 luglio, alle 21.00, nel Cortile del Complesso Santissima Annunziata si terrà la proiezione del docufilm “Una vetrina che guarda il mare”, curato nella regia da Massimiliano Gallo, che racconta la storia centenaria di uno dei più amati brand sartoriali Made in Italy, E. Marinella, che è anche partner di questa edizione della Giostra Cavalleresca di Sulmona, per la quale ha realizzato in esclusiva la cravatta in garza di seta tinta unita blu con dettaglio sottonodo del nuovo logo della Giostra. Racconta e modera Alessandro Iovino direttore di Real Inside Magazine. Giovedì 27 luglio, nella Villa Comunale, è in programma l’apertura della Grande Fiera Storica Città di Sulmona, che resterà allestita fino all’8 agosto. Venerdì 28 luglio, alle 21.00, il Cortile del Complesso Santissima Annunziata ospiterà la presentazione del libro “Un male purissimo” (Rogiosi Editore) di Gennaro Marco Duello, giornalista della redazione Cultura e Spettacoli di Fanpage.itVenerdì 5 agosto, a Largo Palizzi nel Sestiere Porta Manaresca avrà luogo La Panarda, cena rinascimentale a cura dello Chef Clemente Maiorano, durante la quale, tra le 60 degustazioni, sarà servita una pietanza preparata con gli spaghettoni RummoSabato 6 agosto e domenica 7 agosto è in programma la Giostra Cavalleresca d’Europa e dei Borghi più belli d’Italia.

Nei prossimi giorni altri eventi entreranno in calendario e saranno pubblicati sul sito ufficiale della storica manifestazione: https://www.giostrasulmona.it/

Ufficio Stampa & Media Relation

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Fotografia

“L’obbiettivo”di Giacomo Mozzi…

Giacomo Mozzi

E’ sempre una sorpresa leggere le risposte di un intervista rivolta ad un fotografo, mille aneddoti, ricordi, idee,

Conosciamo meglio Giacomo Mozzi lasciando sia lui a raccontarsi attraverso le sue risposte

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

La prima volta che presi in mano una macchina fotografica, che io sappia, avevo circa 6 anni.

Era una macchina automatica a rullino, di quelle semplicissime, un solo pulsante, guardavi da un piccolo buco, inquadravi e scattavi.

Poi quando il rullino era finito, io pensavo di averla rotta, mio nonno andava a svilupparlo e prendeva un nuovo rullino così potevo tornare a fotografare.

Per mio nonno la prima macchina digitale fu una vera e propria rivoluzione, una schedina e basta rullini da sviluppare.

C’era un piccolo laboratorio vicino casa e nel giro di pochi anni chiuse, non si sviluppavano più tanti rullini.

A quei tempi fotografavo paesaggi, animali, persone in casa, diciamo che era come vedevo il mondo o il mio piccolo mondo, ma non lo sapevo ancora.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Finito il liceo classico andai all’università, lì dopo un anno passai da una facoltà ad un’altra e avevo sei mesi come periodo transitorio, in questi tempo decisi di cercare un modo per migliorare quello che facevo per hobby o meglio uno dei tanti. In quel periodo dicevo che andavo a prendere “ un’ora d’aria” quando tornavo a Viareggio da Pisa con il treno, posavo i libri a casa, prendevo la bicicletta ed andavo al muraglione a fare una foto al tramonto, ai pescatori a quello che trovavo. Foto fatte sempre premendo un pulsante ed inquadrando quello che volevo ritrarre.

Pensai che potevo migliorare questo aspetto imparando ad usare anche gli altri pulsanti della macchina fotografica ( al tempo avevo una reflex base). Feci uno stage con Paolo Valli e mi insegnò ad usare quella macchina, con molta pazienza, perché sono si curioso, ma anche parecchio duro di comprendonio.

Dopo un anno lasciai l’università, aprì partita IVA ed iniziai la professione di fotografo. Non sapevo se ci sarei riuscito o no… e non lo so ancora, ma qualcosina in questi anni spero di aver fatto.

Il tuo primo scatto?

Il primo scatto è difficile da descrivere, perché molto probabilmente non me lo ricordo, ma posso dirti il primo scatto con una reflex non professionale e poi con una professionale.
Per andare a fare una missione umanitaria in Brasile mio nonno mi regalò una reflex non professionale e il giorno prima di partire ( era il 2007) andai nel solito posto dell’”ora d’aria” sul muraglione a Viareggio a fare delle foto.

Mi colpì subito una barca a vela che stava rientrando nel porto e catturai l’attimo. L’anno dopo Paolo Valli mi spiegò che avevo usato la regola dei terzi ( ovviamente a mia insaputa).

Con la reflex professionale, che comprai usando tutti i miei risparmi, andai sempre nello stesso posto dove avevano messo da poco delle statue di Libero Maggini raffiguranti dei bambini che giocavano o prendevano il sole. Feci una foto alla statua della bambina che faceva l’atto di passeggiare sugli scogli in controluce.

Ne scaturì un bell’effetto tanto che quella fotografia l’ho presentata spesso a delle mostre.

Che soggetti prediligi ritrarre?

Non ho dei veri e propri soggetti, penso di essere più un fotografo da reportage che altro, però mi so adattare. Non credo di avere ancora un filone che prediligo, faccio un po’ di tutto, ma diciamo che quando non fotografo per lavoro mi piace scoprire pezzi di città, scovare sguardi e vedere geometrie all’interno del rettangolo di scatto. Se posso permettermi “ un po’ come ai vecchi tempi”.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Eh, ce ne sono tanti, probabilmente il più divertente è stato quello della prima volta che mi intervistò Cinzia Donati.

Alla fine dell’intervista mi chiese una fotografia. Io giustamente le chiesi che soggetto o che ambientazione volesse. Lei rimase un secondo al telefono senza dire niente e poi mi specificò “ Giacomo una tua fotografia, di te!”

Lì realizzai che non avevo foto mie, ad esclusione delle fototessere che non sono bellissime da pubblicare su delle riviste, quindi mi feci un autoscatto allo specchio… riuscì talmente bene che per parecchio tempo mi chiesero chi mi aveva scattato quella fotografia. 

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

C’è l’imbarazzo della scelta, ma penso Marco Polo.

Un esploratore, un commerciante, uno scrittore, via un curioso che prendeva appunti e desiderava apprendere dalle altre culture.

Gli vorrei chiedere se mi avrebbe portato in questo viaggio in oriente.

Un libro che ho apprezzato e che è in grado di farti immaginare i luoghi e le persone che Marco Polo ha conosciuto durante il suo viaggio e che solo vivendo in quel momento potresti provare le stesse emozioni e lo stesso stupore che si prova quando si è bambini e si scopre qualcosa di meraviglioso per la prima volta.

Vorrei comunque incontrare dei sognatori che hanno fatto la storia, quelle persone che sono partite con un’idea e sono riuscite a realizzarla, per rimanere in tema viaggio potrei citare Cristoforo Colombo o Magellano, oppure Giulio Cesare e Cesare Augusto.

Non gli farei grandi domande, cosa strana per uno che è anche giornalista, ma vorrei capire cosa si prova ad intraprendere determinati viaggi ed affrontare determinate situazioni, ad andare verso luoghi inesplorati, o poco conosciuti, spinti dalla propria voglia di conoscenza.

Non nascondo che il personaggio di Ulisse mi ha sempre affascinato tanto da averci fatto la tesina della maturità classica.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è tutto. Senza mezzi termini.

Se una fotografia non comunica qualcosa non ha raggiunto il suo scopo secondo me.

Bisogna dire che la comunicazione visiva, più di quella letteraria, può arrivare o meno allo spettatore anche perché le persone al giorno d’oggi sono bombardate da immagini, invece i lettori stanno diminuendo.

Con un’immagine bisogna riuscire a descrivere quello che succede, senza utilizzare le parole. La ricerca della descrizione all’interno delle fotografie non è semplice.

La cosa più semplice è quella di riuscire a comunicare tra immagini e scritte.

Ad esempio una persona che guarda un qualcosa che è scritto, come può essere un menù fa capire moltissimo di quella situazione. Risponde a molte delle famose 5 W del giornalismo ( Who, What, Where, When, Why – Chi?, Che Cosa?, Quando?, Dove?, Perché?)-

Su questa domanda vorrei anche descrivere un aneddoto.

Ero a New York, volevo scattare una fotografia che mi era venuta in mente, quella di un giornale che volava davanti alla sede del New York Times.

La situazione mi si era palesata in mente quando capì che lì c’era molto vento e quindi poteva essere normale che un giornale volasse lì davanti, quindi iniziai a costruirla, mi piazzai e tutto, ma mancava solo il giornale che volava perché giustamente quel giorno il vento non c’era.

Dopo un po’ di tempo che ero appostato passò un bus e fece volare il giornale dalle mani di Fabrizio Gatta che mi stava aiutando in questa follia, allora scattai ed ebbi la fotografia che mi ero immaginato. Il titolo fu “ La fine della carta stampata?” Su suggerimento di Lorenzo Bonini e Lodovico Gierut, i primi due critici che la videro e ci scrissero qualcosa in merito. La comunicazione qui è semplice, ma non scontata perché la domanda fa riflettere sul quando e se mai questa domanda avrà una risposta. Personalmente spero il più tardi possibile. 

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?

In Italia siamo dei viziati dal punto di vista della ricchezza artistica.

Riusciamo a non emozionarci nel vedere opere di un livello di complessità inaudito sparse per tutta la penisola e le trattiamo come se fosse una cosa normale. In un certo senso ci siamo abituati al bello ed in molti casi non ci rendiamo conto che dobbiamo valorizzarlo e conservarlo.

Gli stranieri arrivano qui e vengono affetti dalla sindrome di Stendhal in alcuni casi proprio perché non sono abituati a tutta questa bellezza.

Penso che ad un italiano all’estero questa cosa succeda raramente.

Abbiamo una storia ed una percezione del bello che ci porta inevitabilmente a cercare di trasmetterlo, ma lo diamo per scontato.

Noi possiamo avvalerci di anni di storia, altre nazioni non sono così fortunate e sono spronate ad avere una continua evoluzione. In Italia l’arte contemporanea spesso non ha il rilievo che meriterebbe, come la sperimentazione di novità artistiche, questo vale in generale come per la fotografia.

All’estero le sperimentazioni, a parere mio, vengono apprezzate maggiormente, come tutto il mercato dell’arte sembra sia diverso, sembra che abbia sbocchi migliori ed aiuti gli artisti a sviluppare e a far emergere quelle novità che potrebbero far nascere nuove correnti in tutte le discipline artistiche.

Guardiamo spesso all’arte estera che “ sfonda” in Italia, ma raramente ci domandiamo se, con una maggiore considerazione di alcuni personaggi, quest’arte potrebbe essere già nel nostro paese e se solamente non siamo stati in grado di trovarla e valorizzarla.

Cos’è per te la fotografia?

Il raccontare la mia personale percezione del nostro tempo attraverso un rettangolo.

Penso sia la definizione migliore che possa dare.

Un racconto di luoghi, persone, creazioni, architetture, eventi che ho avuto modo di vedere, conoscere e ritrarre… talvolta di nascosto… ma che se messe insieme danno vita alla mia vita intrecciata con quella di altre persone con cui ho avuto la possibilità di fare questo percorso. 

Per proporre fotografia bisogna averle studiate?

Non necessariamente. Nel senso che ci sono le fotografie studiate a tavolino e quelle che invece ti vengono sul momento a seconda della situazione.

Tutte e due hanno lo stesso valore, anzi, mi correggo, forse quelle sul momento hanno un valore aggiunto, sempre, l’imprevisto.

Non essendo studiate non è possibile sapere se ci sarà lo scatto perfetto, o come potevamo averlo immaginato. Questo succede spesso, per non dire sempre, quando si fanno reportage.

Ci sono tantissimi fattori che influiscono su uno scatto fotografico e che spesso vengono ignorati o molto più semplicemente non vengono considerati come importanti.

Uno è sicuramente lo stato d’animo e la condizione del fotografo e dell’ambiente che lo circonda, il secondo, a meno che non si sia in uno studio completamente isolato, il fattore tempo atmosferico ed un’altro molto importante è il contesto nel quale ci andiamo a calare.
Ad esempio una volta intrapresi un progetto alquanto folle, andare in 24 luoghi simbolici della Toscana in 24 ore, lo chiamai Toscana H24, lo so non è molto fantasioso, per fare in ogni luogo una fotografia che lo rappresentasse. Per realizzare questo progetto avevo studiato l’itinerario con dei miei amici che mi accompagnarono, Valentina Musetti, Chiara Bianchi, Debora Lenti e Alessandro Laveneziana, ma non potevamo sapere cosa avremmo trovato.

Quindi arrivammo a Castiglioncello che stavano finendo un concerto e siamo rimasti imbottigliati nel traffico, non riuscì a fotografare torre Mozza perché era ancora troppo buio, ma arrivammo a Siena e riuscimmo a gustarci l’alba con una città deserta, gli unici rumori erano gli operai che stavano smontando le impalcature da piazza del Campo ( andai due giorni dopo il palio). In questo progetto la variante più grande che dovetti affrontare era il sole perché ovviamente nell’arco di 24 ore vedi tutti i possibili gradi di luminosità.

Cosa vuoi che arrivi attraverso i tuoi scatti?

Una visione del mondo. Il mondo sta cambiando velocemente e noi con lui.

Penso di essere, nel mio piccolo, un narratore di questo cambiamento attraverso testi ed immagini.

Se le immagini vengono viste oggi potrebbero narrare qualcosa, ma viste tra qualche anno potrebbero dare una percezione diversa.

Comunque la si voglia vedere e quando la si voglia vedere sarà sempre la mia visione del mondo calata all’interno del tempo che sto vivendo.

Posso girare la Terra, posso andare a vedere tantissimi luoghi o rimanere ancorato in una città, ma quello che scaturirà sarà sempre un’interpretazione di cui inevitabilmente chi ha in mano la macchina fotografica risulta l’interprete. 

Grazie Giacomo per la piacevolissima chiacchierata e il tempo a noi dedicato

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Attualità

Antonino D’Anna, ecclettismo nel DNA.

Antonino D'Anna

Come si arriva ad avere una trasmissione radiofonica?

Sicuramente la proprietà lessicale, un buon tono di voce, e la curiosità sono alla base di un buon conduttore, ma quando parliamo di Antonino D’anna, tutto appare riduttivo.

Scopriamo perchè attraverso le sue risposte alle nostre domande :

Tuo primo contatto con la radio?

Da ascoltatore praticamente sempre. In casa al mattino la radio è sempre stata accesa, sintonizzata su Radio2. Sono cresciuto con programmi come Il Buongiorno di Radio2 con Ida Guglielmotti, Fabio, Fiamma e la trave nell’occhio con i “famosetti” come si chiamavano allora Fabio Visca e Fiamma Satta; Il Ruggito del Coniglio, i quiz con Ermanno Anfossi o anche Michele Mirabella e Toni Garrani.

Oltre al classico Tutto il calcio minuto per minuto: ho ancora qua accanto a me, mentre scrivo, la radiolina tascabile da cui lo ascoltavamo con i miei amici negli anni ‘90.

E poi da bambino, in Sicilia, dal balcone del sesto piano del palazzo di mia zia Santina: sotto c’erano dei campetti di calco dove giocava mio cugino.

A volte, quando andava a giocare, da sopra facevo la radiocronaca.

Il contatto col microfono è stato una sera di oltre 30 anni fa, un carnevale dei bambini: venni intervistato dal conduttore di una radio locale di Vibo Valentia, la mia città.

Ma a quel tempo non pensavo certo che un giorno sarei finito a parlare su una radio importante e nazionale come Radio Libertà. Figuriamoci!

Cos’è per te la radio?

La radio è la vita.

Nasciamo con la radio incorporata perché i bambini, nel ventre materno, percepiscono i suoni bassi. La visione viene dopo la nascita, è una cosa di cui in fondo si può fare per certi versi a meno.

Ma della parola no: la radio è apparentemente cieca ma ci vede benissimo e quando il microfono ti guarda e tu lo guardi capisci che c’è l’Italia in attesa (e ti prende un attimo di salutare strizza).

Si aspetta di sentire qualcosa per cui valga la pena darti il suo tempo, perché tu esisti nella misura in cui gli ascoltatori ci mettono le orecchie (o ti vedono, visto che siamo ormai in epoca di radiovisione).

Devi valere il loro tempo ed essere grato per questo.

Se non hai questa gratitudine, prima di tutto, se non provi una gioia sconsiderata all’idea che quel microfono ti aspetta e hai tante cose da raccontare, fai altro.

Ma non fare la radio.

Credi sia necessario studiare per lavorare in radio ed è questione di talento e predisposizione?

Se mi parli di corsi, io sono un autodidatta.

Mi sono messo a fare i podcast su Speaker nel 2017: un amico sacerdote, don Daniel Balditarra, negli anni ‘70 aveva fatto radio in Argentina.

E aveva aperto un suo canale, Radiolibrosonline, nel quale trasmette ancora oggi in diretta e parla di cultura e buone letture. Un programma prezioso, aggiungerei.

Avevo fatto l’autore per Radio Laghi, la radio della Diocesi di Mantova che oggi non esiste più, attorno al 2010.

Poi, dopo aver avuto il cancro nel 2016, nell’inverno di quell’anno cominciai a dirmi che beh, visto che mi toccava stare in casa, fosse tempo di fare qualcosa accanto alla carta stampata che facevo e faccio su ItaliaOggi.

Così ho inaugurato questo programma, Aria Fritta, nel quale parlavo di Vaticano, fatti nostri e varia umanità.

Poi un bel giorno di gennaio 2020 mi arriva una mail da Giulio Cainarca, il direttore di Radio Libertà che allora si chiamava ancora Radio Padania Libera: si presenta, mi dice che legge le mie cose nella sua Rassegna Stampa in onda la mattina alle 7.30, vado a incontrarlo.

Facciamo alcune trasmissioni assieme, alle quali vengo invitato: gli faccio sentire i podcast fatti su Speaker, lui mi assegna una fascia di 25 minuti il lunedì sera. Il 6 aprile 2020 comincia il mio cammino in radio proprio con Aria Fritta, il 7 settembre parte Zoom che oggi è alla seconda stagione ed è il programma del drive time di RL. Posso solo essergli grato per tutto questo.

Ho fatto questa lunga premessa per dirti che bisogna partire con una cultura di base, specie per il tipo di radio per il quale lavori.

Se sei in una radio nella quale si parla di politica e attualità devi conoscere quantomeno un po’ di diritto e tenerti informato con fonti qualificate su quello che accade.

Devi leggere, soprattutto devi essere curioso: se non sei curioso non trovi spunti e non trovi niente da raccontare ai tuoi ascoltatori.

Perché le dirette sono sempre una sorpresa e per tanti motivi potresti per esempio poter fare una puntata da solo perché gli ospiti ti hanno mollato per un motivo o per un altro.

A maggior ragione se hai una buona cultura generale, sai usare la Rete, hai qualcosa di tuo dentro che vuoi sputare fuori, puoi fare la radio. Il resto è studiare, leggere, ascoltare quello che fanno gli altri.

Soprattutto, se ho un problema o un dubbio i colleghi hanno più esperienza di me e per fortuna in questa radio ci si aiuta sempre e ci si confronta. Ti fanno lezione senza aver l’aria di farti lezione: come posso dire di fare radio davanti a gente che ha 30-40 anni di microfono sulle spalle?

Cosa pensi dell’informazione? Esiste il politically correct?

L’informazione italiana, insegna il mio maestro Pierluigi Magnaschi che è il direttore di ItaliaOggi, è in crisi.

Perché, molto semplicemente, non ha più i suoi ingredienti: facce e storie.

Le fonti d’informazione si sono moltiplicate, la gente viene bombardata da tutte le parti ed è più la fuffa che il resto.

Di giornalisti capaci e preparati, in grado di offrire un’informazione che distingue tra palle e verità (o possibile verità, come diceva Enzo Biagi), ce ne vorrebbero orde. Invece la categoria insegue l’idea di essere tutti personaggi, ma l’idea di consumare le suole e portare facce e storie… zero. Vedo spesso solipsismi deliranti e desolanti, in cui l’ego del collega supera la notizia.

E poi ci meravigliamo se la gente crede ai siti complottisti.

Per quanto riguarda il politicallly correct: esiste ed è un cancro che sta mangiando l’Occidente, non solo il giornalismo.

Noi non siamo politically correct, diciamo la nostra con cortesia ma argomentando il nostro pensiero.

Poi sai: c’è quello che ti batte le mani e quello che ti dice “sei mainstream”. Non possiamo piacere a tutti: pazienza.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Uno in particolare non ce l’ho, anche perché di cose da ridere dentro e fuori onda ce ne sarebbero e tante e mi parrebbe di far torto a qualcuno dei protagonisti.

Diciamo che invece attorno al programma si è coagulata una comunità. Ascoltatori divenuti veri e propri co-conduttori che interagiscono col programma e con me (e a volte scappa qualche siparietto).

Ognuno con la sua particolarità: Pino il Portoghese che ha una sua visione internazionale,

Lisetta che fa analisi politiche impeccabili, l’Immenso Manzoni che chiama dalle Canarie e racconta le sue avventure quando faceva il tassinaro a Milano; Marco da Mantova che parla dei poteri forti o Mauro da Reggio Emilia che è biologo. Fino a Mimmo che è napoletano e rappresenta la voce da sud del Garigliano.

E il misterioso Anonimo Siciliano, che chiama dall’Isola ma non dice mai chi sia. Pone sempre domande sull’economia molto interessanti.

Se potessi incontrare un personaggio del passato legato al tuo mondo chi e cosa chiederesti?

Mi piacerebbe parlare con Giorgio VI o Winston Churchill: uno era balbuziente, l’altro è la Storia in persona.

Avrei voluto sapere da loro come combattere con l’occhio rosso del microfono che ti guarda e dice: “Sei in onda, fammi vedere che cosa sai fare”. Specie Giorgio VI: il padre di Elisabetta II ha dovuto guidare un Paese in guerra con la sua balbuzie.

E per me il film Il discorso del re, in cui Giorgio VI è interpretato da Colin Firth.

È uno dei film da vedere se vuoi fare radio.

Gli altri sono, per me, Good Morning Vietnam; I cento passi; Radiofreccia; Lavorare con lentezza.

Chiudiamo questa intervista parlando di altre 2 tue passioni: Le auto e la scrittura. A te la parola.

Quanto spazio ho?

Ah no, è finito. In realtà non amo guidare, preferisco – se possibile – viaggiare in treno.

Per me guidare dev’essere come bere un buon vino: un piacere.

Non sono un forzato del volante, per fortuna, e non sono il meridionale col complesso della chiocciola che ovunque vada deve farlo in automobile.

La mia passione si chiama Alfa Romeo che è la Casa del cuore da sempre e alla quale ho dedicato un bimestrale,

Il Garage de L’Alfista.

Quanto alla scrittura, penso che mi abbia salvato più volte nel corso della mia esistenza.

Un foglio bianco di carta può essere un lavoro, una seduta psicanalitica, uno sfogo. In perfetta, solitaria nudità dell’anima a volte condivisibile con chi vuoi bene.

Del resto, si dice, non sei mai fregato quando hai ancora una storia da raccontare e qualcuno che l’ascolti, no?

Ed ecco che il circolo tra la scrittura e la radio si compie: sempre di parole si tratta, meglio se sostenute da qualche appunto scritto.

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AttualitàRubrica di Elisa Volta

Il bon ton Ieri come oggi, Incontro sulle “buone maniere” a Villa Bertelli ore 17.00 Giardino d’Inverno

Il bon ton Ieri come oggi

Il bon ton Ieri come oggi è il titolo dell’incontro in programma sabato 5 febbraio alle 17.00 nel Giardino d’Inverno di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, promosso da Giulio Garsia, Financial Advisor e inserito nella rassegna L’altra Villa, promossa dal Comitato Villa Bertelli.

A trattare l’interessante tema saranno la scrittrice e collezionista di galatei Elisa Volta e la giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni. Modererà l’incontro Alessio Musella, Editore dell’Art Magazine Exit Urban Magazine e Direttore del Blog Art & Investments.

Dal lontano Rinascimento con Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione a il Galateo di Monsignor Giovanni Della Casa, fino ad arrivare ai consigli di Donna Letizia, nella seconda metà del secolo scorso, le regole di  un buon comportamento nella vita sociale sono cambiate radicalmente,  abbandonando formule ritenute troppo rigide, per un’informalità spesso indigesta ai cultori dell’etichetta.

L’evento sarà anche l’occasione per presentare il libro di Elisa Volta Pillole di Bon Ton, Edizioni Effedì.  Ilaria Guidantoni analizzerà l’evoluzione storica del tema tra guide, usi e costumi. In particolare, tratterà il confronto tra bon ton come stile, educazione sentimentale e sociale e la leziosità delle buone maniere, con quel tocco di snobismo, che a volte le contraddistingue.

E ancora Bon Ton e buon gusto a tavola, tra ragione e sentimento e nell’incontro con nuove culture.

Infine, Alessio Musella parlerà della condotta da tenere durante una mostra d’arte, sia in una galleria privata, che in una sede istituzionale o in un museo.

Tema quanto mai pertinente, considerato che a Villa Bertelli sarà possibile visitare al primo e secondo piano la mostra Andy Warhol e la New Pop, organizzata dalla Fondazione Mazzoleni. Ingresso libero. Necessari: prenotazione 0584 787251, super green pass e mascherina Fp2

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